CIR, cosa sono e come funzionano

Ecco i nuovi strumenti di investimento legati ai titoli di Stato e dedicati ai piccoli risparmiatori. Dovrebbero arrivare l’anno prossimo, ma è meglio non farsi cogliere impreparati.

Dopo i PIR, arrivano i CIR. Si tratta di nuovi strumenti di investimento messi a punto dal governo per i piccoli risparmiatori al fine di favorire l’acquisto dei Btp e finanziare lo sviluppo delle infrastrutture del paese. Dovrebbero arrivare l’anno prossimo, ma già se ne parla.

Cosa sono i CIR?

Il nome CIR sta per Conto Individuale di Risparmio. Si tratta di un nuovo strumento di investimento in titoli di Stato italiani dedicato al piccolo risparmiatore. In altre parole, è un “conto” su cui affluiscono Btp e altre obbligazioni governative. Possono essere aperti e quindi sottoscritti in banca o tramite intermediari da una persona fisica residente in Italia. Tra i destinatari sono dunque escluse le aziende e le altre persone giuridiche.

I CIR potrebbero essere introdotti con la Manovra 2019. Sono stati progettati dal governo per incentivare gli italiani a investire in misura maggiore sui titoli di Stato. Ma non solo. Lo scopo è anche quello di rilanciare il settore delle infrastrutture.

Come funzionano?

I dettagli tecnici definitivi non sono ancora noti, ma secondo quanto emerso finora i CIR hanno come oggetto di investimento i titoli di Stato emessi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze a partire da Gennaio 2019. Avranno quindi come sottostante i Btp e titoli simili. Ogni persona fisica potrà sottoscrivere una quota massima di 3 mila euro. Le obbligazioni così acquistate dovranno essere mantenute fino alla loro scadenza e non potranno essere date in garanzia per altre operazioni. Per destare l’interesse da parte degli investitori, questi particolari conti godono di precisi vantaggi fiscali.

CIR

 

I vantaggi sono soprattutto fiscali

Il principale vantaggio fiscale per chi sottoscriverà i CIR riguarda l’esenzione dall’imposta sui rendimenti. In altre parole gli interessi cedolari e le eventuali plusvalenze, derivanti da una differenza positiva tra prezzo d’acquisto e rimborso, non saranno oggetto di tassazione sulle rendite finanziarie, che nel caso dei titoli di stato è pari al 12,5%. Inoltre è prevista una detrazione a fini Irpef del 23% sulle somme investite. Quindi se si investe il tetto massimo previsto di 3mila euro all’anno, si potranno portare in deduzione 690 euro dal reddito imponibile. Ma non solo.

Per agevolare l’investimento, i costi di amministrazione, gestione e consulenza legati ai CIR da parte delle banche e degli intermediari saranno calmierati. Stando a quanto finora emerso, i costi non potranno superare la soglia dello 0,15% del valore dell’investimento.

Tra gli altri vantaggi di questi strumenti, anche quello di essere esclusi dalle imposte di successione e donazione se le somme saranno vincolate per almeno 18 mesi.  Infine, i CIR non saranno pignorabili o sequestrabili.

Obiettivi e possibili effetti

Grazie a questi vantaggi i CIR rendono l’acquisto dei bond governativi più conveniente. L’obiettivo, come scritto sopra, è quello di incentivare l’investimento in titoli di Stato da parte dei piccoli risparmiatori, con benefici sullo spread e sulle capacità di indebitamento del paese (sempre che lo strumento venga accolto con successo). Ma non è l’unico scopo. I CIR favoriranno anche il miglioramento e lo sviluppo delle infrastrutture del paese. Le risorse raccolte dalla sottoscrizione dei CIR saranno infatti destinate a investimenti in precisi progetti di infrastrutture, come strade, ponti e scuole.

CIR e PIR, non facciamo confusione

I CIR ricordano un altro strumento arrivato sul mercato di recente, vale a dire i PIR. Questi ultimi sono i Piani Individuali di Risparmio e sono stati introdotti dal governo Gentiloni a partire da gennaio 2017 (per saperne di più leggi questo articolo).

Oltre ad avere un nome simile, ad accumunarli è anche il principio di fondo. Entrambi infatti sono stati pensati per indirizzare gli investimenti dei piccoli risparmiatori, grazie agli sgravi fiscali, verso precisi target, ritenuti strategici per l’economia del paese. Tuttavia, se i PIR riguardano strumenti finanziari (azioni e bond corporate) per sostenere le piccole e medie imprese italiane, i CIR raccolgono unicamente i titoli di Stato italiani.

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