ETF: cosa sono e come funzionano

Gli ETF, nati da diversi anni, stanno riscuotendo successo tra gli investitori proprio in questi ultimi tempi. Scopriamo perché

Questi prodotti finanziari non sono certo una novità dell’ultimo momento, visto che i primi prodotti in Europa risalgono al 2000, ma il vero boom è arrivato negli ultimi anni con sempre più investitori che si avvalgono di questo strumento per abbassare i costi dei loro portafogli. Lo dimostra l’aumento esponenziale delle masse in gestione: ad aprile, il mercato degli ETF a livello globale è cresciuto, con 31,6 miliardi di euro di nuovi afflussi (secondo i dati di Amundi).

Cosa sono gli ETF?

Gli Exchange Traded Funds, sono una particolare tipologia di fondi comuni d’investimento che vengono negoziati sulla Borsa Italiana come titoli azionari, unendo così i vantaggi dei fondi comuni a quelli delle azioni. Si tratta di fondi a gestione passiva, il che significa che il gestore minimizza le proprie decisioni di portafoglio per minimizzare i costi.

Come funzionano?

La strategia degli ETF è quella di replicare l’andamento di un determinato indice sottostante, cercando di offrire a costi contenuti lo stesso rendimento di un determinato portafoglio di attività finanziarie (che siano azioni, obbligazioni, materie prime o liquidità) preso come riferimento. Per offrire lo stesso rendimento dell’indice di mercato, questi strumenti creano un portafoglio che replica gli elementi costitutivi dell’indice stesso, acquistando direttamente i componenti o utilizzando contratti derivati (swap).

La trattazione continua di questi strumenti in Borsa Italiana rende possibile conoscere il loro valore di mercato in ogni istante, a differenza dei fondi comuni di investimento tradizionali il cui valore viene fissato una sola volta al giorno, solitamente a fine seduta.

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Quali vantaggi?

Una caratteristica degli ETF molto apprezzata dagli investimenti riguarda sicuramente i bassi costi. Il TER (Total Expense ratio) risulta decisamente più basso di quello medio dei fondi comuni d’investimento gestiti attivamente. La ragione sta proprio nella gestione passiva.

Un altro dei punti di forza è la loro capacità di adattarsi a differenti esigenze d’investimento. L’investitore ha la possibilità di sfruttarli sia per operazioni di brevissimo termine sia per investimenti orientati al medio-lungo termine entrando a far parte della componente “core” del portafoglio.

Sempre in ottica di investimento, gli ETF offrono un certo grado di diversificazione del portafoglio. L’investimento negli ETF equivale infatti a quello in azioni con la differenza che acquistando un’azione si partecipa al capitale di rischio di una sola società quotata, mentre con l’ETF si entra in possesso di un portafoglio di titoli rappresentativo di un indice di mercato. Gli ETF permettono di avere un’esposizione immediata a un paniere di azioni che può arrivare a contenere centinaia di titoli azionari diversi, come nel caso dell’indice S&P500 o dell’MSCI World. Una diversificazione immediata che permette di diminuire il rischio dell’investimento senza la necessità di acquistare tutti i titoli appartenenti al paniere di riferimento (operazione che richiederebbe costi e tempi molto elevati).

Last but not least, la trasparenza. Gli ETF infatti, come accennato prima, danno la possibilità di conoscere l’esposizione dello strumento ogni giorno e monitorare in tempo reale l’andamento dell’investimento. Non solo. Essendo dei fondi quotati in Borsa come le azioni, gli ETF si acquistano e si vendono a un prezzo conosciuto durante tutta la giornata di contrattazioni con uno scarto tra acquisto e vendita ridotto grazie alla presenza di operatori specialisti che apportano la liquidità al mercato.

Ma attenzione a questi aspetti

L’investimento in ETF non è però immune da alcuni “contro”. Primo fra tutti non va dimenticato che gli ETF, prevedono una replica passiva dell’indice sottostante. È preclusa perciò la possibilità di una selezione qualitativa dei titoli, tipica della gestione attiva. L’acquisto di un ETF consente infatti di acquistare istantaneamente un paniere di titoli di una determinata area geografica, mercato o settore. L’investimento riguarda pertanto tutti gli strumenti finanziari incorporati nell’indice senza la possibilità di escludere le società più rischiose o considerate meno valide. Una scelta che può essere effettuata esclusivamente dal gestore di un fondo comune d’investimento.

Il rischio di investimento: sebbene la diversificazione permetta di ridurre il rischio specifico di un singolo titolo, non elimina comunque il rischio di mercato strettamente legato al sottostante che l’ETF va a replicare. Insomma gli ETF sono caratterizzati da un profilo di rischio “direzionale”, in quanto legati appunto all’andamento del sottostante (che sia azionario, obbligazionario o su materie prime). Uno strumento utile per valutare il livello di rischio può essere il Key Information Document (KID), un documento sintetico contenente le informazioni chiave per gli investitori.

Un altro aspetto da tenere presente riguarda il rischio liquidità. Il cosiddetto spread bid-ask (denaro-lettera) rappresenta la differenza tra prezzi denaro (in acquisto) e prezzi lettera (in vendita). Gli ETF più liquidi sono caratterizzati da spread più contenuti. ETF apparentemente simili possono vantare liquidità differenti a seconda della tipologia di indice replicato (e quindi dei sottostanti da replicare), dei volumi scambiati ovvero dal numero di market maker presenti. In particolare, una maggiore liquidità del sottostante e la garanzia di un market maker sempre presente è sinonimo di minor mispricing dell’ETF, soprattutto in fasi si stress di mercato.

Esistono diversi tipi

In Italia gli ETF vengono negoziati nel segmento ETFPlus di Borsa Italiana e la gamma continua ad espandersi. Oltre ai classici ETF che replicano fedelmente l’andamento di indici azionari od obbligazionari, gli investitori hanno a disposizione gli ETF strutturati che permettono di prendere posizione su un determinato mercato amplificando al rialzo o al ribasso la performance di un indice su base giornaliera, si tratta dei cosiddetti ETF a leva. Del segmento strutturati fanno parte anche i prodotti senza effetto leva che permettono di prendere posizione al ribasso (ETF short). Questa tipologia di prodotti è indicata soprattutto per chi intende mettere in atto strategie di trading di breve termine, oppure per hedging (copertura di portafoglio) o per strategie long/short che alternano posizioni corte rialziste o ribassiste. Alcuni ETF sono idonei ad essere considerati investimenti qualificati all’interno di un PIR.

Sul mercato ETFPlus sono negoziati anche gli Exchange Traded Commodities (ETC) ed Exchange Traded Notes (ETN) che hanno una struttura simile a quella degli ETF pur essendo giuridicamente diversi. Si tratta infatti di strumenti finanziari che riguardano materie prime fisiche o contratti derivati sulle materie prime. Con gli ETC si ha la possibilità di prendere posizione su una singola materia prima, possibilità preclusa agli ETF che per la loro natura di fondi devono garantire un certo grado di diversificazione del patrimonio investito.

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