Le donne guadagnano meno degli uomini.
Quando vanno in pensione cambia qualcosa?

Il gender gap nelle retribuzioni non si esaurisce nemmeno con la pensione

La lotta per la parità tra uomini e donne non finisce mai. Ed è quanto mai importante ricordarlo in occasione della Festa della donna, l’8 marzo. Se il gender gap, cioè la disparità di retribuzione tra uomini e donne, è un problema noto e discusso, meno noto è il fatto che tale divario arriva ben oltre il mondo del lavoro, fino alla pensione.

Pensioni Donne

Il grafico mostra gli assegni pensionistici italiani erogati al 31 dicembre 2015. Si nota a colpo d’occhio che le colonne rosse, quelle che rappresentano le ex lavoratrici, siano più alte nelle caselle relative agli assegni più bassi, mentre calano col crescere degli importi mensili. Le pensioni minime, per esempio, vedono oltre un milione di beneficiarie contro poco meno di 650 mila uomini. Tra 500 e mille euro il divario è più del doppio, 2,9 milioni di assistite contro 1,3 milioni di uomini. Lo squilibrio cala attorno agli assegni tra i mille e 1.500 euro, per rovesciarsi a partire dai 1.500 euro in su: sono 531 mila i maschi a ricevere una pensione di circa 3 mila euro, le femmine 279 mila. Se si va ancora più su, oltre i 3.000 euro, gli ex lavoratori sono 745 mila, le lavoratrici a riposo appena 265 mila.

Opzione Donna

Certo, conta anche l’età di ritiro. Per le signore è stata attivata nell’ultima legislatura l’opzione donna. Richiedendola, le lavoratrici del settore pubblico e privato hanno la possibilità di andare in pensione a 57 anni (58 se autonome) con 35 anni di contributi, a condizione di accettare una pensione calcolata con il metodo contributivo. Un vantaggio per chi vuole lasciare il lavoro prima, considerando anche l’impegno casalingo e non pagato che non abbandona mai le padrone di casa.

Lavoro non pagato

Come mostra il grafico, infatti, le donne nel mondo lavorano 39 giorni in più degli uomini ogni anno. A calcolarlo è stato il World Economic Forum elaborando il Global Gender Gap. Secondo questi dati, le lavoratrici si sobbarcano almeno 47 minuti di fatica in più dei colleghi al giorno. Qualcosa si muove per restringere questa forbice, ma considerando la lentezza dei miglioramenti per una vera parità in termini di impegno quotidiano bisognerà attendere il 2196.

In questa classifica sul Gender Gap, l’Italia si piazza al 50esimo posto su 144 Stati, prima del Kazakhstan. Tra gli altri dati da segnalare, c’è il numero di donne che lavorano, in particolare, è diminuito in un anno dal 60% al 57% nel 2016. I numeri a livello globale sono insomma sconfortanti, a partire dalla busta paga. Perché le donne nel mondo guadagnano in media la metà di un uomo, nonostante fatichino in casa molto di più (oltre 4 ore contro i 90 minuti circa degli uomini).

Così per le donne, ancor più che per gli uomini, è bene pensare per tempo al futuro attraverso forme di previdenza integrativa o Piani individuali di risparmio (PIR), senza accontentarsi di una semplice mimosa.

 


Fonte: Istat. I dati si riferiscono al 2015