Mutui: che cosa succede
se Draghi aumenta i tassi

Mutui a tasso fisso o variabile? Torna il dubbio che toglie il sonno agli italiani

Primo: non fidatevi di chi vi dice come andrà l’economia dei prossimi anni. Se ci fosse qualcuno in grado di prevedere il futuro, la crisi del 2009 non sarebbe mai arrivata. Secondo: non è vero che non c’è voglia di ricominciare a crescere, a vendere e a comprare casa. Basta guardare il grafico: indica l’andamento trimestrale dell’erogazione dei mutui stipulati con ipoteca immobiliare negli ultimi 20 anni. Il declino iniziato nel 2008 ha toccato il massimo tra il 2011 e il 2012, mentre negli ultimi anni la situazione è migliorata. I numeri degli anni d’oro restano lontani, ma forse anche per questo è arrivato il momento di osare.

MUTUO FISSO O VARIABILE? OCCHIO ALLE MOSSE DELLA BCE

Ciò che il grafico dice è che c’è ancora molto da fare per arrivare ai ritmi di crescita degli anni passati, e nonostante la crisi che alcune banche stanno attraversando (a causa di scelte sbagliate del passato) la maggior parte ha la liquidità necessaria per soddisfare una richiesta di mutui immobiliari che dovesse risultare in forte crescita. E questo è uno dei motivi per i quali i tassi di interesse rimarranno ancora bassi per almeno qualche anno. Se non volete credere a noi, ascoltate almeno le parole di Mario Draghi che ha promesso che i tassi resteranno bassi fino alla fine del QE (Quantitative Easing), cioè quando la Banca Centrale Europea (Bce) smetterà di acquistare titoli obbligazionari (pubblici e privati) sul mercato secondario. Una possibile fonte di incertezza è che l’inflazione si sta avvicinando all’obiettivo della Bce, ovvero “intorno” al 2%. In Italia l’inflazione è stata dell’1,8% ad aprile (record da quattro anni) mentre in Europa siamo all’1,9%. Ma questo non basterà a far cambiare idea alla Bce sul rialzo dei tassi d’interesse.

Meglio, dunque, il classico uovo oggi (il tasso variabile), ovvero la possibilità di pagare un po’ di più negli ultimi anni del vincolo? Oppure conviene di più puntare sulla gallina domani, cioè iniziare da subito a pagare una rata leggermente più alta senza correre il rischio di brutte sorprese nel medio-lungo futuro?

CINQUE CONSIGLI PER LA SCELTA DEL MUTUO

Se ci avete capito poco della politica economica della Bce, ma volete comprare casa e non sapete che tasso scegliere, leggete i nostri consigli:

  1. Il mutuo innanzitutto: per autorizzare l’erogazione di un mutuo, la banca verifica l’esistenza di altri vincoli. Si calcola normalmente che la rata non debba superare il 30-35% del reddito mensile. Qualunque altro vincolo, anche di pochi euro al mese per l’acquisto di un televisore o di una moto, riduce la rata massima che l’istituto può concedervi.
  2. Guardare il Taeg: è quello l’unico vero indicatore del costo reale del mutuo, comprese le spese accessorie, perizia e istruttoria comprese. Deve ovviamente essere stabile: leggete bene le clausole del contratto.
  3. Spread, spread, spread: In questo caso lo spread è la differenza tra il tasso con cui la banca acquista denaro e quello con cui lo rivende a voi. Più basso sarà lo spread applicato dalla banca, minori saranno gli interessi. Lo spread si applica al tasso Euribor per i mutui a tasso variabile (con aggiornamento ogni tre mesi in media) e all’Euriris (o Irs) per i mutui a tasso fisso.
  4. Occhio alle vie di mezzo: siete indecisi tra fisso e variabile e vorreste percorrere la via di mezzo? Esistono diverse opzioni: mutuo variabile con Cap (tasso variabile con un tetto massimo), tasso variabile a rata costante o mutuo a tasso misto, che permette almeno un cambio tra fisso e variabile nel corso del vincolo. Ma attenti alle clausole.
  5. Proteggi il tuo mutuo: è possibile acquistare una polizza assicurativa per tutelare la tua capacità di far fronte al rimborso delle rate. La polizza è facoltativa e può essere sottoscritta anche presso un soggetto diverso dall’Istituto di Credito che eroga il mutuo.

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