PSD2: innovazione e digitalizzazione entrano in banca. La rivoluzione è solo all’inizio

Il mondo bancario si sta trasformando e il 2019 potrebbe segnare l’anno di svolta sotto la spinta della direttiva europea, con la nascita di nuovi prodotti e servizi ma anche l’ingresso di nuovi operatori. Ecco cosa c’è da sapere sulla Payment Services Directive 2.

 

Il 2019 potrebbe essere l’anno di svolta per le banche di tutta Europa, italiane comprese, chiamate al rinnovamento tecnologico. Il mondo bancario deve fare sempre di più i conti con la rivoluzione digitale in atto, che vede una costante crescita dei pagamenti innovativi, come le carte contactless e i Pos per lo smartphone: secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, in Italia questa tipologia di pagamenti ha visto nel solo ultimo anno una espansione del 56%. Proprio per dare ulteriore slancio a innovazione e digitalizzazione del settore, il legislatore europeo ha messo a punto una nuova direttiva sui pagamenti, conosciuta con la sigla PSD2, che a circa un anno di distanza dal suo recepimento nei paesi membri sta dando i primi risultati, aprendo la porta a nuovi prodotti, servizi ma anche a nuovi operatori. Il cambiamento è solo all’inizio.

 

Cosa è la PSD2?

L’acronimo PSD2 sta per Payment Service Directive seguita dal numero 2 per sottolineare il proseguimento del percorso iniziato nel 2010. Si tratta dell’ultima, la seconda appunto, Direttiva sui Servizi di Pagamenti approvata da Bruxelles nel 2015 e recepita dai vari stati membri dell’Unione nel gennaio 2018. L’obiettivo della PSD2 è di accelerare l’innovazione e la sicurezza dei sistemi di pagamento, tenendo conto del rapido sviluppo tecnologico che sta investendo il settore, e creare un quadro giuridico unico per i paesi europei così da aumentare la concorrenza tra i diversi operatori e canali. A tutto vantaggio del cliente finale che potrà scegliere tra una più ampia gamma di soluzioni e godere di minori extra-costi nelle transazioni con carte di credito o di debito.

Viene vista come una rivoluzione che coinvolgerà tutta la filiera dei pagamenti elettronici e i relativi protagonisti, le banche su tutti. Perché apre ufficialmente le porte del settore a nuovi soggetti non bancari, sorti con l’avvento del digitale, e muove i primi passi verso l’open banking europeo.

A circa un anno dal recepimento in Italia della Direttiva europea, Bankitalia (qui il documento) ha chiesto ai singoli istituti di credito di accelerare le procedure per attuare la PSD2, obbligandole a predisporre entro settembre una interfaccia tecnologica che possa accogliere i nuovi soggetti che scenderanno in campo, in particolare le Fintech.

PSD2 CNP PARTNERS

In arrivo nuovi attori

Al di là dell’aspetto tecnologico, la PSD2 punta a riconoscere e inquadrare in un sistema armonizzato di regole, valido per tutti i paesi europei, una serie di attori che offrono servizi di pagamenti pur non essendo soggetti bancari. Nello specifico, la direttiva introduce e disciplina due nuove tipologie di attori:

  1. I Payment Initiation Service Providers (PISP), che su richiesta del cliente dispongono il pagamento online, attraverso l’addebito diretto sul conto corrente detenuto presso una banca. Si pensi al recente servizio Satispay. Significa che il consumatore autorizza il Payment Initiation Service Provider ad avviare un pagamento online sul proprio conto bancario e che la sua banca è tenuta a dare accesso al PISP.
  2. Gli Account Information Service Providers (AISP), che grazie a una piattaforma unica forniscono al cliente informazioni sui suoi conti, anche se aperti presso diverse banche. Significa che il consumatore, attraverso una piattaforma online, può ottenere una panoramica della propria situazione finanziaria, analizzare le proprie abitudini di spesa e valutare possibili offerte di servizi bancari e finanziari in modo semplice e interattivo. Gli AISP tuttavia non potranno utilizzare i dati del cliente o effettuare l’accesso ai relativi conti di pagamento per scopi diversi da quelli previsti dal servizio.

La maggior parte di questi nuovi attori sono aziende Fintech, nate con la rivoluzione digitale in atto.

 

Opportunità o minacce per il sistema bancario tradizionale?

La regolamentazione di queste due nuove tipologie di attori prevista dalla PSD2 favorisce la nascita di nuovi servizi, che potrebbero mettere a rischio la posizione degli operatori tradizionali, vale a dire le banche. Soprattutto se queste non saranno in grado di reagire tempestivamente. Nell’attesa che la direttiva venga accolta pienamente, si possono immaginare già alcuni principali impatti:

  1. I costi di adeguamento e di compliance: le banche dovranno far fronte a una serie di spese legate alla documentazione informativa necessaria per il cliente e all’adeguamento tecnologico.
  2. Una possibile perdita di volume di business: uno dei principali rischi per gli operatori tradizionali è quello di vedere ridursi il volume di attività, che si sposterà progressivamente dai canali tradizionali a quelli più innovativi. L’impatto qui è incerto e dipenderà dalla capacità della singola banca di adeguarsi al nuovo contesto tecnologico e normativo.
  3. Uno scenario competitivo più complesso: l’apertura delle interfacce bancarie per consentire l’accesso alle informazioni da soggetti diversi potrebbe creare uno scenario competitivo più complesso, che potrebbe modificare anche la relazione con i clienti offrendo loro un servizio di customer experience innovativo.

 

La strada verso l’Open Banking è tracciata

Un cambiamento di questa portata ha bisogno di tempo e per questo, dopo un anno dal recepimento della direttiva europea in Italia, potrebbero vedersi i primi veri risultati.  Il 2019 dunque potrebbe essere l’anno della svolta, che porterà il settore verso il cosiddetto open banking, ossia un sistema di condivisione dei dati (ovviamente autorizzata dai clienti) tra i diversi attori del più ampio panorama bancario.

Questa trasformazione inevitabilmente porterà con sé maggiori controlli, per mantenere alta la sicurezza dei dati che verranno condivisi ed evitare frodi. Di conseguenza aumenterà lo sforzo tecnologico da parte degli operatori per la protezione delle informazioni e l’importanza della reputazione e della fiducia. Proprio a questo riguardo, sarà importante informare il consumatore di come i loro dati vengono condivisi e utilizzati, anche nel rispetto della GDPR europea (ne abbiamo parlato QUI). Quindi, una comunicazione appropriata e tempestiva sui servizi offerti e su come l’organizzazione lavorerà per fornire soluzioni ai propri clienti sarà fondamentale.

 

E in futuro, cosa aspettarsi?

Ad oggi risulta ancora difficile determinare con precisione la portata che la PSD2 imporrà sul mercato. Si tratterà di passaggi graduali, che si prolungheranno oltre l’attuazione della normativa. Tuttavia, si intravede un elevato impatto, che porterà le banche, per sopravvivere, a un radicale cambiamento del proprio business model. È probabile che la trasformazione porterà a un’esperienza di servizio completa e su misura per il cliente grazie a una migliore capacità da parte delle banche di sfruttare l’insieme delle informazioni attraverso l’analisi dei big data. E chissà che in futuro la Commissione europea non voglia imprimere un’ulteriore spinta al cambiamento con l’approvazione di una PSD3.

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