Web Tax: cos’è e chi dovrà pagarla

Manca ormai poco all’introduzione di questa nuova proposta che cerca di risolvere la spinosa questione della tassazione dell’industria digitale. Nel mirino i giganti di internet come Google, Facebook e Amazon, ma non solo

Nell’era dell’economia digitale si sta mettendo a punto in Europa una nuova tassazione per le imprese che operano in rete. L’obiettivo è quello di garantire equità fiscale e concorrenza leale tra industria online e industria tradizionale. Non è ancora chiaro quando esattamente entrerà in vigore questa nuova proposta. Già nei prossimi mesi infatti potrebbe scattare una tassa provvisoria, nell’attesa che si ridefinisca il quadro normativo sulla presenza fisica delle imprese digitali.

Cos’è la web tax

Questo nuovo regime di tassazione è stato battezzato “web tax”. Si tratta di una nuova regolamentazione sulla tassazione del fatturato delle imprese che operano in rete effettuando delle transazioni digitali.

La tassazione societaria in Europa (Italia compresa) avviene infatti sui profitti generati in un dato paese sulla base della presenza fisica dell’azienda in quello Stato. Per sua natura, però, l’industria digitale non ha frontiere e genera fatturato senza una presenza fisica, creando disequilibri fiscali e concorrenziali con l’industria tradizionale. Da qui si intuisce come la normativa attuale non permetta di tassare correttamente le imprese digitali in Europa quando queste non hanno una sede fisica. Si è quindi reso necessario definire nuovi criteri per giudicare la presenza fisica di una azienda digitale e prevedere una imposta specifica per questo genere di attività.

Quando si parla di web tax si deve fare una distinzione tra:

  1. web tax europea
  2. web tax italiana

In Europa si parte con una tassa provvisoria…

La Commissione europea ha elaborato un nuovo regime di tassazione delle imprese che verrà introdotto in tutti i paesi membri, probabilmente già entro il 2018.

Secondo quanto presentato lo scorso 21 marzo, si tratta di un’imposta europea pari al 3% del fatturato generato dalle imprese digitali. In particolare, verrà applicata sulle seguenti voci di fatturato:

  1. ricavi da vendita di spazi pubblicitari;
  2. cessione di dati;
  3. attività di intermediazione con gli utenti.

european web tax

Chi dovrà pagarla

La web tax, così definita dalla Commissione europea, colpirà le società multinazionali che presentano i seguenti parametri:

  • fatturato globale superiore a 750 milioni di euro;
  • fatturato europeo superiore ai 50 milioni di euro.

Secondo la Commissione europea la nuova tassa sul web dovrebbe interessare fra 120 e 150 imprese digitali.

…E si proseguirà con una normativa per definire la presenza fisica di un’azienda digitale

La proposta “web tax” in Europa però non si esaurisce qui. Perché nel frattempo la Commissione europea sta lavorando anche sulla struttura normativa, cioè sui nuovi criteri per giudicare la presenza fisica di una azienda digitale in Europa. Un passaggio fondamentale che definirà nel lungo termine il regime fiscale per le imprese digitali in maniera unica e definitiva, costringendo i colossi del web a pagare le tasse direttamente nel paese in cui generano fatturato anche se la loro sede fiscale si trova in un altro Stato. Tuttavia si tratta di un percorso decisamente più tortuoso che non si concluderà entro quest’anno.

La web tax in Italia si è arenata

In Italia la Legge di Bilancio 2018 ha previsto una web tax, che cerca di regolamentare la questione della tassazione delle imprese digitale in anticipo rispetto all’Europa. L’imposta (del 3%) riguarda le transazioni digitali cosiddette “B2B” (business to business). In parole semplici non riguarda i beni, quindi l’e-commerce, né i consumatori, ma solo le prestazioni di servizi effettuate tramite mezzo elettronico tra operatori economici che fanno almeno 3mila transazioni digitali all’anno.

Il suo iter, che avrebbe dovuto portare all’entrata in vigore l’1 gennaio 2019, si è però interrotto a causa della recente crisi politica italiana. Il governo avrebbe infatti dovuto emanare entro il 30 aprile un decreto per definire con maggiore chiarezza i confini della web tax italiana. Ma ancora il decreto non è stato emanato e sembra che si preferisca soprassedere e aspettare che prosegua invece il cammino della web tax europea.

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